Un territorio abitato da molto prima dei nuraghi

Chi arriva a Costa Rei pensa al mare, ma la piana alle spalle della spiaggia racconta una storia lunga migliaia di anni. Le ricognizioni fatte nell'area megalitica sopra Pixina Rei hanno restituito lame e raschiatoi di ossidiana e frammenti di ceramica riconducibili alla cultura di Ozieri, cioè al Neolitico finale: parliamo di un orizzonte cronologico intorno al quarto e terzo millennio avanti Cristo, ben prima che venisse costruita la prima torre nuragica. Il Sarrabus, con le sue pianure irrigue e i rilievi alle spalle, offriva acqua, pascoli e vie di passaggio verso l'interno dell'isola.

Il risultato è un paesaggio archeologico stratificato, in cui monumenti di epoche diverse convivono a poche centinaia di metri l'uno dall'altro. Molti siti non sono recintati né gestiti come parchi: si raggiungono da strade secondarie e sterrati, spesso in mezzo a campi coltivati. Questo li rende affascinanti ma richiede un po' di preparazione, perché la segnaletica è discontinua e le indicazioni sul posto possono mancare del tutto. Portate calzature chiuse e una mappa scaricata in anticipo, perché in campagna il segnale telefonico è spesso assente.

Le domus de janas, le case delle fate

Le domus de janas sono sepolture prenuragiche scavate direttamente nella roccia, in uso in Sardegna a partire da circa il 3300 avanti Cristo. Il nome sardo significa letteralmente case delle fate, e nasce dalla tradizione popolare che attribuiva a creature minuscole quelle camere basse aperte nel granito e nel calcare. Alcune sono semplici vani unici, altre riproducono in negativo l'architettura delle abitazioni, con soffitti sagomati, nicchie e portelli di passaggio da un ambiente all'altro. La varietà tipologica è notevole anche a poca distanza fra un sito e l'altro.

Nel Sarrabus se ne conservano diverse. Le più vicine a Costa Rei sono quelle di Monte Nai, sul rilievo che chiude la piana verso sud, mentre nel territorio di San Vito si trova il gruppo di Pranu Narbonis, noto anche come Santa Rosa. Non aspettatevi monumenti spettacolari: sono aperture discrete nella roccia, che vanno cercate con calma. Proprio per questo la visita funziona meglio la mattina presto, quando la luce radente rende leggibili i profili scavati. Una torcia frontale aiuta a guardare dentro le camere.

I menhir sopra Pixina Rei

Il sito più notevole è l'area megalitica che si apre sull'altopiano affacciato sulla piana di Pixina Rei, a pochi minuti dalle case di Costa Rei. Qui sono state censite decine di menhir, oltre quaranta, infissi profondamente nel terreno e disposti non a caso ma in gruppi e allineamenti di tre, quattro o cinque elementi. Le altezze variano da circa un metro a due metri, con larghezze medie intorno ai sessanta o settanta centimetri. Accanto al complesso si trovano i resti del nuraghe Scalas e strutture murarie di età romana che in parte riutilizzano proprio le pietre più antiche.

Sulla funzione degli allineamenti si discute da tempo. L'ipotesi più seguita è che servissero a scandire i cicli stagionali, una specie di calendario di pietra costruito osservando i punti di levata e tramonto del sole e della luna lungo l'anno. Quale che sia la lettura corretta, l'effetto sul posto è forte: campi aperti, il mare che si intuisce in lontananza e queste pietre piantate nel terreno da cinquemila anni. Non c'è recinzione né biglietteria: vale la pena arrivarci con calma e restare qualche minuto in silenzio.

Nuraghi e tombe dei giganti

Il nuraghe più semplice da raggiungere è l'Asoru, che si trova a bordo della SS125 poco prima di Muravera: è segnalato, si parcheggia vicino e dalla sua posizione rialzata si abbraccia la campagna del Sarrabus con il mare sullo sfondo. Nel territorio circostante si contano altre strutture, come il nuraghe S'Acqua Seccis, che danno l'idea di quanto fosse capillare l'occupazione dell'età del bronzo in questa parte dell'isola. Molte torri minori sono però ridotte a cumuli di pietre in mezzo ai campi e vanno cercate con l'aiuto di una carta.

Alla stessa civiltà appartengono le tombe dei giganti, sepolture collettive costruite con grandi lastre di pietra. Sa Domu 'e S'Orcu, sull'altopiano basaltico di Su Pranu, è uno degli esempi meglio conservati della Sardegna: un ingresso stretto e basso immetteva in una camera funeraria lunga una decina di metri, larga poco più di un metro e alta circa due metri e mezzo. Nel territorio di San Vito si trova anche la tomba di Su Presoni. Entrambe si raggiungono da strade secondarie e richiedono un breve tratto a piedi.

Consiglio: Andate all'area dei menhir nella prima ora dopo l'alba o poco prima del tramonto: la luce bassa fa emergere le pietre dal terreno e rende molto più leggibili gli allineamenti, che a mezzogiorno quasi spariscono.

Come organizzare la visita

Un giro archeologico ben fatto entra in mezza giornata, magari abbinandolo a una sosta a Muravera o a San Vito. Serve un'auto, scarpe chiuse per i tratti su sterrato e acqua, perché quasi tutti i siti sono all'aperto e senza ombra. Chi soggiorna a Costa Rei ha il vantaggio della vicinanza: l'area dei menhir è a pochissimi minuti, il che permette di uscire presto, tornare per la spiaggia e non perdere una giornata di mare. Per aperture, visite guidate e accessibilità dei percorsi conviene sempre chiedere agli uffici turistici dei Comuni, perché la gestione dei siti cambia nel tempo.

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